Didier Queloz è un fisico e astronomo svizzero, Premio Nobel per la Fisica nel 2019 per la scoperta del primo esopianeta, realizzata nel 1995 insieme a Michel Mayor. Il bello è che si tratta del primo pianeta individuato al di fuori del sistema solare, in orbita attorno a una stella simile al Sole: una scoperta che ha cambiato la visione dell’universo.
Giovedì 26 giugno Queloz è stato a Campagna, in provincia di Salerno, per partecipare alla Settimana Scientifica promossa dall’Associazione Scientiae Fabri Civitatis Campaniae.
Professore Queloz, la scoperta del primo esopianeta nel 1995 ha trasformato il modo di pensare il sistema solare, e la vita nell’universo?
“L’idea che ci siano altri pianeti, altre stelle oltre il nostro sistema solare  non è nuova. Il pianeta è piccolissimo rispetto alla stella, e la stella è molto luminosa: non è possibile osservarlo direttamente con un telescopio. L’unico modo è usare dei “trucchi” basati sulla fisica teorica. Noi l’abbiamo fatto identificando l’effetto del pianeta sull’orbita della stella, un effetto piccolissimo: la variazione di velocità è minuscola. Negli anni Novanta abbiamo costruito una nuova macchina capace di rilevare proprio questa variazione. Cercavamo un pianeta tipo Giove, con un’orbita di undici anni. Invece abbiamo trovato un pianeta che orbitava in appena quattro giorni, molto vicino alla sua stella. Un mondo completamente diverso dal sistema solare”.

Come può essere un’eventuale Terra lontana?
“La maggior parte dei pianeti che abbiamo trovato sono molto diversi da quelli del Sistema Solare e sono molto vicini alla loro stella”.
Quanti di questi pianeti sono comparabili a quelli del Sistema Solare?
“Zero, perché i pianeti simili a quelli del Sistema Solare sono i più difficili da trovare”.
Nei prossimi decenni si scopriranno forme di vita fuori dalla Terra?
“Ci stiamo concentrando su tre domande: come è nata la vita sulla Terra? Esiste vita altrove nel Sistema Solare? E sugli esopianeti? Sappiamo abbastanza bene come potrebbe essere nata la vita sulla Terra, grazie alla chimica. Più difficile è capire se esista vita su altri pianeti e, soprattutto, come riconoscerla. Per farlo, dobbiamo analizzare le atmosfere planetarie. Ma anche se trovassimo qualcosa di insolito, come possiamo essere certi che provenga da forme di vita?”
Professore, adesso cosa sta studiando?
“Ho due ossessioni. La mia prima ossessione è quella di trovare un pianeta simile alla Terra. Per farlo, sto costruendo una nuova macchina. La mia seconda ossessione è contribuire alla nascita di una nuova generazione di scienziati che possano dimostrare che la vita è ovunque”.