Lauria- Dopo quattro anni alla guida del Comune di Lauria, Gianni Pittella ha scelto di confermare le proprie dimissioni, nonostante l’appello arrivato in extremis dalla sua stessa maggioranza affinché tornasse sui suoi passi. Non si tratta, spiega l’ex presidente del Parlamento europeo, di una resa politica, ma di una decisione sofferta e meditata, maturata di fronte a un clima definito “avvelenato”, fatto di tensioni, polemiche continue e rapporti personali logorati.
Due giorni fa la sua maggioranza le ha chiesto formalmente di ritirare le dimissioni. Lei però ha scelto di confermarle. Perché?
Ringrazio sinceramente i firmatari per il percorso fatto insieme in questi quattro anni. Tuttavia ritirare le dimissioni significherebbe far finta che la crisi degli ultimi mesi non sia mai esplosa. E non sarebbe onesto né verso me stesso né verso i cittadini. Le tensioni sull’impianto di Carpineto, sui lavori al cimitero del Rione Superiore, sulla delicatissima vicenda del Palazzetto hanno logorato rapporti politici e umani, fino agli ultimi consigli comunali dove sono stato oggetto di attacchi pubblici urlati perfino dal pubblico in sala. C’è stato un punto in cui non ho più percepito una squadra, ma soltanto isolamento, malessere, perdita di fiducia. A quel punto, la dignità istituzionale prevale su tutto.
Cosa non l’ha convinta della lettera con cui la sua maggioranza le chiede di restare?
Il documento cita vagamente delle “difficoltà”, ma glissa sul nodo vero: un clima non più compatibile con il completamento sereno della legislatura. Se davvero si credeva nel sindaco e nella maggioranza, sarebbe servito ben altro: un programma chiaro di fine mandato, metodi di lavoro condivisi, impegni precisi su presenza, rigore, coesione. Nella richiesta che mi è stata rivolta, tutto questo non c’è. Non c’è una proposta di giunta, non c’è un percorso politico, non c’è nemmeno un tentativo di ricucire i rapporti personali. Si chiede semplicemente di far finta che nulla sia accaduto. E questo non è sufficiente.
Entriamo nel merito. Quali sono i punti che considera “irrisolti”?
Sul tema più doloroso – la proposta transattiva legata alla tragedia del Palazzetto – ho scelto di astenermi per ragioni di opportunità, seguendo il parere dell’avvocato Cimadomo. Secondo la procedura la proposta andrebbe portata in Consiglio Comunale, dove tutti i consiglieri hanno il dovere di pronunciarsi in piena autonomia.
Sull’impianto di Carpineto non arriva nessun chiarimento né cronoprogramma certo; sul decoro urbano manca un impegno concreto su risorse e lavori; sulle politiche sociali e di riorganizzazione scolastica non c’è alcun accenno, quando sono temi centrali per Lauria. Il silenzio su queste questioni è parte del problema, non della soluzione.
Molti suoi sostenitori speravano in un ripensamento. C’è ancora margine?
Io sono un uomo della politica, non del potere. Non resto seduto su una poltrona a qualunque costo. Lo spirito con cui ho servito la mia città era quello di farlo in una squadra coesa, motivata, dignitosa. Quel clima purtroppo non c’è più. E Lauria non merita di “tirare a campare”, tra stalli, stillicidi o, peggio, veleni. Merita un passaggio elettorale limpido, da cui possa emergere nuova linfa, forse migliore anche di quanto io sia riuscito a garantire in questi anni.
Un messaggio alla comunità?
Ringrazio uno per uno i dirigenti, i dipendenti comunali, le associazioni, le forze dell’ordine, i commercianti, i sindacati, i volontari, i giovani, il Prefetto, le autorità, i cittadini dentro e fuori Lauria. Un pensiero particolare va alla senatrice Liliana Segre, nostra concittadina, con l’auspicio che venga fermato ogni odio e ogni massacro. È stato un onore essere il sindaco della città in cui sono nato e in cui continuerò a vivere. Il tempo, ne sono certo, restituirà il merito del lavoro fatto, anche nelle scelte più sofferte.