L’ingegnere Rino Russo

Andremo sulla Luna, e non è fantascienza. L’ingegnere Rino Russo spiega come l’uomo si prepara a vivere e viaggiare tra le stelle

Visionario e concreto, scienziato e divulgatore: l’ingegnere Rino Russo è una delle voci più autorevoli del panorama aerospaziale italiano. Membro dell’Advisory Board della Fondazione Italian Institute for the Future (IIF) ETS e responsabile del Center for Near Space (CNS) – il Technology Hub dedicato allo spazio – Russo immagina, studia e progetta le forme della vita umana oltre la Terra.

Il sogno di abitare la luna

Il bello é che con  lui parliamo del sogno (sempre più reale) di abitare la Luna, dei limiti tecnologici e umani da superare, e del perché, in fondo, l’uomo non ha mai smesso di alzare lo sguardo verso le stelle.

Ingegnere, la sua carriera è stata legata allo spazio e ai sistemi aerospaziali: cosa l’ha spinta, da ragazzo o da giovane ricercatore, a guardare verso la Luna e le stelle?

“Ricordo spesso i giorni del luglio 1969, all’età di 13 anni, quando mio padre mi svegliava di notte per assistere a quei momenti storici della missione Apollo 11 che portarono l’Uomo sulla Luna il 20 di quel mese. Questa cosa mi è sempre restata dentro e fu rilevante quando mi iscrissi all’università. A quel tempo all’Università di Napoli (successivamente intitolata Federico II) c’era solo Ingegneria Aeronautica e decisi quindi di andare in quella direzione. Ovviamente appena fu possibile scelsi l’indirizzo Spaziale e già al terzo anno cominciai a lavorare sulla tesi di laurea presso l’allora Istituto di Aerodinamica con il Prof. Luigi Gerardo Napolitano, grande scienziato di fama internazionale. Mi ritrovai nel suo team di ricerca presso il quale mi laureai e lavorai per circa otto anni, mettendo a punto esperimenti realizzati a bordo dello Space Shuttle / Spacelab dai primi astronauti europei. Grazie a lui e a quel periodo, sono stato il primo Dottore di Ricerca in Italia (primo del primo ciclo), presso l’Università La Sapienza di Roma sotto il tutoraggio di illustri scienziati come Luigi Broglio (padre dell’aerospazio italiano), lo stesso Napolitano (che aveva coniato i termini oggi consueti di Microgravità e Quarto Ambiente) e Mario Marchetti. Avendo trattato una tesi sugli effetti della bassa gravità sulla fluidodinamica, divenni il primo dottore di ricerca in Europa in Microgravità”.

Lei ha immaginato comunità di mille persone nello spazio: al di là del sogno, quanto è scientificamente realistico e in quali tempi potremmo vederlo accadere?

“Non si tratta di immaginazione. La caratteristica primaria dell’Italian Institute for the Future (IIF) e del Center for Near Space (CNS) per la parte spazio è lo studio di anticipazione degli scenari futuri sulla base di quanto si sta facendo oggi e domani e di una serie di altri elementi che nei Future Studies vengono chiamati ‘segnali deboli’. Questo approccio ha portato a dire che nell’ultimo quarto di questo secolo sarà possibile e probabile la realizzazione di una vera e propria Città Cislunare della dimensione stabile di un migliaio di persone. Se questo si realizzerà effettivamente in tale misura e in tali tempi dipenderà da una quantità di fattori indipendenti dagli studi fatti. Potrebbero esserci negli anni futuri decisioni politiche e/o industriali o accadimenti che sposteranno lo scenario molto più nel futuro remoto, o anche avvicinarlo ai giorni d’oggi. Nel 1986 lavoravo come nel team di Luigi Napolitano sulla microgravità. L’industria spaziale si stava sviluppando rapidamente e altre industrie guardavano con attenzione le caratteristiche offerte dalla microgravità. In particolare, anche in Italia c’erano industrie farmaceutiche che stavano progettando la realizzazione in orbita di una fabbrica non solo per fare ricerca, ma per produrre vaccini e farmaci. Ebbene, il 28 gennaio 1986 accadde la tragedia dello scoppio dopo il decollo da Cape Canaveral dello Space Shuttle Challenger con la morte dei sette membri dell’equipaggio. Questa tragedia bloccò del tutto il processo”.

Quali sono i principali ostacoli tecnici da superare per vivere sulla Luna? Energia, radiazioni, gravità ridotta, approvvigionamenti: qual è il vero nemico?

“Abbiamo parlato di Città Cislunare verso la fine di questo secolo, quindi da 50-60-70 anni. Ma l’Uomo sta ritornando sulla Luna oggi! Per il 2026 è programmata la missione con quattro astronauti americani che ritornerà dopo oltre cinquant’anni attorno alla Luna, e uno-due anni dopo altri uomini e donne metteranno piede sul nostro satellite naturale. Stiamo parlando davvero del presente! La stessa Italia, che secondo uno studio Eurispes del 2024 è sesta al mondo per rapporto tra investimenti nello spazio e PIL e terza in Europa, sta partecipando alla costruzione dei moduli per la stazione Lunar Gateway che comincerà ad essere assemblata in orbita lunare dal 2027. Inoltre, l’Agenzia Spaziale Italiana ha finanziato a luglio 2025 lo sviluppo del primo avamposto umano sulla superficie lunare. Certo, di ostacoli ce ne sono tanti perché semplicemente stiamo andando in un luogo lontano, molto poco esplorato, in ambiente ostile dove non c’è nulla. Ma tutto si può fare ed abbiamo la gran parte delle tecnologie per farlo. Per vivere a lungo sulla Luna occorre affrontare il problema dell’isolamento; la mancanza di atmosfera ci impone di vivere all’interno di ambienti che non possono che essere di dimensioni limitate. Quando saranno centinaia le persone nello spazio come nella Città Cislunare, gli ambienti dovranno essere pensati, progettati e realizzati per garantire soluzioni all’isolamento, e questo sarà fatto con gli ‘spazi di socializzazione’, ambienti accoglienti e non di lavoro dove incontrarsi e stare insieme come bar, ristoranti, cinema e teatri. Le radiazioni cosmiche rappresentano un serio problema, dato che sulla Luna non ci sono gli effetti benefici dell’atmosfera e del campo magnetico della Terra. Varie sono le soluzioni che si stanno studiando, da barriere fatte di regolite lunare a barriere d’acqua e altri materiali, fino a sistemi complessi e costosi per produrre campi magnetici protettivi. Ci sono poi gli effetti della gravità ridotta sulla fisiologia del corpo umano, che però sono meno critici di quelli della microgravità”.

Se un giorno davvero sorgeranno villaggi lunari, come li dobbiamo immaginare? Più simili a una base scientifica o a un piccolo paese con strade, case e piazze?

“Tutto dipende dalle dimensioni di questi insediamenti, che a loro volta dipendono dallo sviluppo industriale che si creerà attorno. Nel caso di insediamenti di piccole dimensioni si continuerà a vedere laboratori scientifici o industriali, con poca attenzione alle necessità sociali di cui parlavo prima. Quando invece si parlerà di centinaia di persone, sarà necessario realizzare ambienti più accoglienti. Comunque, concetti come strade, case e piazze saranno quasi certamente superati del tutto, sia per le dimensioni che per i criteri di sviluppo. Dopo tutto una Città Cislunare di mille persone corrisponde a un paesino sulla Terra! Un insediamento lunare di cento persone sarà chiuso probabilmente sotto un’unica cupola, più conveniente per il terraforming rispetto a vari piccoli habitat”.

In un villaggio spaziale, che tipo di vita quotidiana ci aspetta? Ci sarà tempo per lo svago, magari anche per un caffè guardando la Terra all’orizzonte?

“Nella città lunare la vita quotidiana si articolerà più o meno come sulla Terra, con cicli notte giorno prossimi a quelli terrestri e con un’alternanza di lavoro, riposo e svago adeguatamente bilanciati. Lo svago e le attività di tipo familiare si terranno negli habitat privati così come in luoghi di socializzazione: bar, ristoranti, cinema e teatri, tutti in scala molto ridotta e non certo delle dimensioni e dei numeri che conosciamo sulla Terra”.

Andare in vacanza sulla Luna: fantascienza o prospettiva reale per i nostri figli o nipoti?

“Non è affatto fantascienza, anche se ci vorranno probabilmente ancora vari anni.  Siamo prossimi a riandare sulla Luna e si può facilmente prevedere che in cinque-dieci anni staremo quasi stabilmente lì. Ma in numero ancora piccolo. In queste condizioni, ma a costi parecchio alti, sarà tuttavia già possibile vedere dei turisti, così come lo sono state le nove persone che dal 2001 a qualche anno fa sono andate nello spazio per puro turismo. Più avanti nel tempo, questa possibilità diventerà sempre più democratica e diffusa, e quindi anche a costi più ridotti”.

Il cinema ha spesso immaginato colonie lunari: sono visioni realistiche?

“A me e al CNS non piace parlare di colonie perché questo è troppo facilmente assimilabile a un concetto di conquista di territori e spazi. Preferiamo parlare di Espansione dell’Umanità nello Spazio, processo formalmente partito quel 20 luglio 1969 con il Primo Passo dell’Uomo sulla Luna. Pur senza voler modificare il senso della storia, a noi del CNS piace rileggere quello stesso momento come il Primo Passo dell’Umanità fuori dalla Terra, proprio a suggellare il concetto di espansione. La Città Cislunare che i nostri studi ci portano a vedere come possibile e probabile verso la fine di questo secolo sarà costituita da dieci-dodici ‘quartieri’ – con terminologia terrestre – tra cui alcuni proprio sulla superficie della Luna. Quartieri da molte decine di persone dedite prioritariamente ad attività di tipo industriale, perché sarà necessario che la Città produca reddito, non potendo essere garantita dai limitati budget governativi; e l’unico modo che conosciamo per produrre reddito è fare attività industriale, come estrazione di materie prime, lavorazioni di trasformazione, produzione di componenti, sistemi o prodotti da destinare sia alla stessa Città Cislunare che alla Terra”.

La ricerca aerospaziale può portare a nuove scoperte utili, per esempio per la salute dell’uomo?

“La ricerca aerospaziale è uno dei settori ad altissima tecnologia capace di produrre benefici per il benessere della nostra specie, sia nello spazio che sulla Terra. Le attività spaziali hanno già portato enormi benefici alla medicina: la telemedicina e il monitoraggio remoto, sviluppati per gli astronauti, oggi vengono utilizzati in zone isolate; materiali biocompatibili e tecniche di imaging derivano da ricerche spaziali; e gli studi sull’invecchiamento accelerato in microgravità aiutano a comprendere osteoporosi e sarcopenia terrestri. Inoltre, le attività spaziali hanno consentito lo sviluppo di apparecchiature mediche come ecografi portatili, TAC, risonanze magnetiche, tele-ecografie, apparecchiature per il monitoraggio cardiovascolare e neurologico, e dispositivi per la riabilitazione muscolare”.

Perché secondo lei l’umanità ha bisogno di pensare a comunità nello spazio? È solo esplorazione, o anche una risposta a problemi terrestri come sovrappopolazione e crisi energetica?

“Il CNS festeggia quest’anno i suoi primi dieci anni di vita. Alla nostra nascita nel 2015, ci imbattemmo in due documenti delle Nazioni Unite: uno prevedeva undici miliardi di persone sulla Terra per il 2100, l’altro stimava risorse naturali sufficienti per soli uno-due miliardi di persone. Da un certo punto di vista, quindi, ci sarebbe la necessità di trovare altre risorse. Tuttavia, le cose evolvono e le stime di oggi sono al ribasso per quanto riguarda la popolazione del 2100; secondo alcuni studi, con pratiche agricole ottimizzate e un uso efficiente delle risorse, la Terra potrebbe sostenere fino a diciassette miliardi di persone. Il bisogno di andare nello spazio è perciò primariamente legato al nostro senso innato di esplorare e ricercare nuovi limiti. Ricordo che quando studiavo alle superiori si parlava di Foresta Vergine con grandissime aree in Amazzonia, Africa Centrale, Asia. Oggi, queste zone sono estremamente ridotte perché l’uomo è andato dappertutto e ha visto tutto. D’altra parte siamo cresciuti in numero considerevole dai 3,7 miliardi del 1970 agli oltre otto miliardi di oggi.”

Lei che lavora tra scienza e visione, come risponde a chi dice: “Prima risolviamo i problemi sulla Terra e poi pensiamo alla Luna”?

“Questa è questione vecchia. Da un certo punto di vista è sempre vero che occorre porre attenzione e investimenti sulle cose prioritarie, ma dall’altro è anche vero che questo non significa affatto perdere di vista ciò che non è prioritario. Nel 2023 gli investimenti in attività spaziali hanno rappresentato circa lo 0,54% del PIL mondiale, ovvero una fettina molto piccola del tutto compatibile con l’attenzione da porre su questioni più grandi e prioritarie. In Italia, sesta potenza spaziale mondiale, ogni cittadino spende solo un caffè al mese. Va poi considerato che l’altissima tecnologia necessaria per le attività spaziali fa sì che per ogni euro investito ne ritornino otto sulle attività quotidiane. In sintesi, il gioco vale proprio la pena”.

Ingegnere, se un giorno dovesse partire davvero per vivere in un villaggio lunare, quale oggetto personale porterebbe con sé, a parte gli strumenti da scienziato?

“Mi piacerebbe portare una tastiera per suonare come facevo da giovane con il mio gruppo di amici La Quadratura del Cerchio – nome evocativo e forse profetico di ciò che poi avrei fatto. Temo invece che finirei per portarmi il pc, strumento senza il quale la vita personale, familiare e di amicizia sembra non poter essere più possibile. Ma avremo anche tanti robot ‘tra i piedi’: oggi abbiamo un robot facente funzioni pratiche umane per ogni dieci persone, e si stima che nel 2100 ce ne saranno cento per ogni persona!”

Andremo sulla Luna, e non è fantascienza. L’ingegnere Rino Russo spiega come l’uomo si prepara a vivere e viaggiare tra le stelle

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di Ornella Trotta

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