Patrizia è partita stanotte. Portava con sé il sole.
Stanotte se n’è andata Patrizia Vece. Senza rumore, con la leggerezza che aveva anche nei giorni difficili. Da vent’anni viveva con una malattia neurologica che le aveva imposto delle pause, delle attese, delle fatiche. Ma non era immobile. Patrizia conservava gesti, autonomia, voce. Era viva, profondamente viva, nonostante tutto.
Tanta dolcezza
C’era in lei una dolcezza che non chiedeva permesso. Si affidava. Si fidava. Di chiunque le offrisse una parola buona, un tocco gentile. Bastava un briciolo di affetto, e lei si apriva come sanno fare solo i puri. Quelli che hanno conosciuto il dolore ma non sono diventati cinici. Quelli che hanno continuato a credere nel bello.
Le punture in gravidanza
Quando la madre scoprì la gravidanza dovette fare delle punture e, bambina, accompagnavo la mia mamma a farle la terapia. Aspettavo con ansia che da quel pancione uscisse presto una bella bambina con cui giocare. E le promesse furono mantenute. Con Patrizia sono cresciuta. Insieme, nel Palazzo Ruggiero di Eboli, un condominio piccolo borghese, ordinato e un po’ chiuso, abitato da famiglie provenienti dagli Alburni e da Campagna. Erano i tempi in cui ci si spostava per la scuola, per gli uffici, per cercare una stabilità che altrove non c’era.
La signora Anna
Il bello è che quel palazzo era un mondo. Un luogo dove si giocava, si litigava, si cresceva. A proteggerci, la signora Anna, la portiera. Donna di rigore e di parola, generale in gonnella, che custodiva la soglia come fosse un confine sacro. Nulla entrava senza il suo consenso. E nulla usciva senza il suo sguardo.
Patrizia che recava gioia
Patrizia era luce. In quel piccolo universo, portava gioia. Una bellezza delicata. Una grazia interiore. Amava i profumi, le cose belle, le note dolci della vita. Il bello è che sembrava sempre in ascolto, come chi sa che ogni gesto può essere importante.
Fai buon viaggio
Stanotte ha deciso di partire. Il primo giorno di ottobre. Come se volesse salutare la vita nel momento in cui cambia stagione. E con lei, se ne va la primavera. Quella più tenera, quella che resta dentro. Ora è in Paradiso, con la sua mamma e il suo papà. Li ha cercati per anni, li ha aspettati in silenzio. E ora li abbraccia. A noi resta la sua assenza piena di luce. Il ricordo di una ragazza che non ha mai smesso di essere bella, anche nella fragilità. Una fragilità che era forza, dignità, amore. Addio, Patrizia. Bella e cara. Sei stata luce. E continuerai ad esserlo.