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di Guerino Iannicelli

I bambini di Gaza

In un dibattito televisivo un tale, definitosi presidente dell’associazione amici di Israele, si è rivolto al suo contraddittore in maniera interrogativa con questa espressione: “definisci bambino”. Cosa significa ? Che senso possiamo dare a questa strana frase pronunciata in maniera istintiva dall’ospite del programma televisivo mentre era pressato dal suo interlocutore che lo accusava di essere sordo al dolore dei bambini palestinesi ? Il significato, in realtà, non va ricercato nella domanda (tutti sanno cos’è un bambino !), ma nella maniera spontanea, immediata e provocatoria con cui è stata posta al suo interlocutore, che in quel momento esprimeva rabbia e sentimenti “umani” di riprovazione per la sofferenza inflitta a bambini innocenti.

Il senso della frase istintivamente provocatoria è, invece, nella riproduzione di quel meccanismo che è alla base di ogni atroce delitto commesso da persone capaci di intendere e volere: la disumanizzazione della vittima. “Definisci bambino” vuol dire che non riconosco che quelli perseguitati e uccisi dai miei “amici” israeliani sono bambini. È un sottile artificio tecnico di difesa del criminale che si basa sulla cinica privazione della dignità della vittima. In questo modo tutto si riduce al messaggio propagandistico di una guerra voluta dal “nemico” inumano, cancellando la realtà degli incessanti bombardamenti di una popolazione civile inerme, priva di difese, affamata, stremata dal dolore e dalle privazioni.

La realtà di bambini uccisi od orrendamente mutilati, di bambini che sopravvivono nella distruzione generale, privati di tutto, delle loro case, dei loro genitori, dei loro fratelli e sorelle, feriti per sempre anche nell’animo e costretti ad allontanarsi dalla loro terra. L’orrore per la strage di innocenti, inaccettabile per ogni individuo dotato di un senso anche minimo di umanità, non ha più alcun valore per chi non vede bambini ma il “nemico” anche nel volto di un fanciullo disperato.

Alla base di questa disumanizzazione troviamo sempre, oggi come nel più cupo passato, fanatismi e ideologie di superiorità di un popolo sull’altro, di una razza sull’altra. Mostri alimentati da chi ordina l’esecuzione del crimine avvalendosi dell’Autorità di capo o ministro di un governo, abbastanza spavaldo da sfidare il mondo perché convinto che non risponderà dei propri crimini; mostri inculcati nella mente di chi esegue l’ordine solo perché indossa la divisa di un esercito ed è convinto di fare il proprio dovere per la Patria.

È sempre lo stesso meccanismo infernale, già visto con i nazisti che disumanizzavano gli ebrei, gli zingari, i diversi: si potevano sterminare perché non erano uomini e donne. Ecco, allora, quella frase: “definisci bambino”. Ecco perché la tragedia a cui stiamo assistendo nella striscia di Gaza non è solo il genocidio di un popolo, ma anche la perdita della nostra umanità, dei nostri valori, il prevalere della forza e della bestialità sulla ragione e la legge. Spetta a noi fare qualcosa per salvare quei bambini, per salvare la civiltà che abbiamo costruito dopo tante inutili guerre. In maniera pacifica, come il mondo che vogliamo.

Basta anche un piccolo segno, una testimonianza, come le coraggiose e confortanti manifestazioni di questi giorni in tante città italiane di uomini liberi, di tanti ragazze e ragazzi che vogliono un futuro di pace e di rispetto per qualsiasi donna e per qualsiasi uomo, che non tollerano che venga demolito quel mondo che pensavamo di aver costruito.

Dobbiamo manifestare il nostro sdegno

Dobbiamo manifestare il nostro sdegno perché nessuno in futuro possa accusarci di non aver fatto niente per impedire la barbarie. Perché non avremo neppure la possibilità di dare la giustificazione dei cittadini tedeschi dopo la Seconda guerra mondiale. Loro potevano anche affermare che non sapevano cosa stesse succedendo nei lager, che pensavano fossero solo campi di lavoro, che hanno scoperto l’orrore dell’olocausto solo quando tutto era finito. Non saremo assolti dalla responsabilità morale di non aver fatto nulla, perché il genocidio a Gaza si svolge sotto i nostri occhi. Spetta a noi fare qualcosa per fermare questo scempio dell’umanità. A noi che sappiamo cos’è un bambino.

I bambini di Gaza

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