POLLA. Oggi, 13 giugno, si festeggia Sant’Antonio da Padova, il santo dei miracoli e dei poveri. È un giorno speciale in cui molte comunità, anche nel Vallo di Diano, si uniscono per celebrare la sua figura con fede e antiche tradizioni.
Il Vallo di Diano, infatti, terra ricca di storia e tradizioni, custodisce con fervore il culto del santo, una delle figure più amate e venerate della cristianità.
Tra le località che manifestano una devozione particolare per Sant’Antonio da Padova, spiccano: Polla, Sala Consilina (quartiere Sant’Antonio) e Caggiano.
Il Santo dei miracoli e il Patrono dei poveri
Nato a Lisbona nel 1195 come Fernando Martins de Bulhões, Sant’Antonio da Padova è stato un frate francescano, predicatore e teologo.
È venerato in tutto il mondo come il “santo dei miracoli”, invocato per ritrovare oggetti smarriti, per le cause impossibili e per la protezione dei bambini. La sua iconografia lo raffigura spesso con il Bambino Gesù in braccio (il canto tradizionale recita infatti: “Taumaturgo innamorato di Gesù, Bambino amato”), a simboleggiare la purezza della sua fede e la sua intima relazione con il divino, e con un giglio, simbolo di purezza.

La Tredicina e il Pane di Sant’Antonio, “taumaturgo innamorato”
I festeggiamenti veri e propri sono preceduti dalla “Tredicina”, tredici giorni di preghiera e preparazione spirituale che culminano nella vigilia della festa. Ufficialmente, la Tredicina è una preghiera al santo che si recita tradizionalmente nei tredici martedì che precedono il 13 giugno. L’idea di fondo di questa preghiera è quella di ripercorrere gli insegnamenti più significativi di Sant’Antonio (tra gli altri: l’importanza della Parola di Dio e della predicazione, l’amore per i poveri e la carità, la devozione all’Eucaristia e al Bambino Gesù), approfondendone i valori e le virtù. Da noi la Tredicina diviene la messa giornaliera (perlopiù pomeridiana) che inizia il 1 giugno e termina il 12. Ad annunciarla, alcuni colpi di fuochi artificiali.
Durante questo periodo è consuetudine benedire e distribuire il pane benedetto, che si ritiene abbia proprietà propiziatorie. Questa tradizione è legata alla carità e alla devozione del Santo verso i poveri e i bisognosi, ricordando il suo impegno nel nutrire i meno fortunati.


Polla e la “fiaccolata di Sant’Antuniello”: la devozione che unisce un paese
Il cuore pulsante della tradizione pollese è senza dubbio la “Fiaccolata di Sant’Antuniello”, che si celebra ogni anno alla vigilia della festa. Come recita il banner, “la devozione che unisce un paese” si manifesta in un rito che affonda le sue radici da oltre 100 anni.
Al calar della sera, una statuetta di Sant’Antuniello (così chiamato dai fedeli) esce in processione dal convento, per poi farvi ritorno in serata.

Ciò che rende unica questa processione è il suo percorso e l’interazione con i falò accesi nei vari rioni. La statuetta esce sorretta dai Frati del convento, accompagnata da una banda musicale, e visita ogni falò organizzato dalla comunità. Per ben tre volte, la statuetta compie un giro completo attorno al fuoco, trasportata da diversi gruppi di persone che si scambiano di volta in volta mentre i fedeli urlano a gran voce il suo nome: “Ndunduccio, Ndunduccio!”

La presenza dei falò, associata a riti purificatori e propiziatori di antica origine, a Polla assume un significato devozionale specifico legato al percorso del Santo.
L’intera tradizione è supportata e organizzata dall’associazione “Sant’Antuniello”.
In sintesi, il culto di Sant’Antonio da Padova nel Vallo di Diano è un mosaico di devozione e tradizione, ma a Polla, la “Fiaccolata di Sant’Antuniello” con i suoi falò, i cori e la partecipazione sentita dei fedeli, rappresenta un esempio straordinario di come la fede popolare possa plasmare e vivificare l’identità di un’intera comunità, in onore al Santo Taumaturgo.
La Fiaccolata di Sant’Antuniello fa parte della sezione “Celebrazioni” dell’Inventario del patrimonio culturale della Campania.
