CAGGIANO. Ursentina, tra le righe del tempo: un viaggio emotivo negli “orti multimediali” di Giuseppe Cafaro.
L’ultimo solstizio d’estate ha portato con sé un’atmosfera unica negli orti multimediali dell’Architetto Giuseppe Cafaro a Caggiano, scenario della sesta, memorabile edizione di Ursentina. Questo evento, un vero e proprio richiamo alla bellezza della “bella stagione”, ci invita a riflettere sul significato del tempo che passa, sia esso dedicato a svago o lavoro, e a cercarne il senso più profondo nel suo fluire, senza cedere all’effimera sua natura.
Ed è proprio su questi temi, così profondi e universali, che si è dipanato un evento che ha visto design, amici di lunga data e nuove voci riempire il palco, regalando al pubblico due ore di puro incanto.
Ursentina, VI edizione
Fin dall’apertura, l’omaggio di Giuseppe Cafaro a colui che ha lasciato la dimensione terrena da pochi giorni, il compianto Enrico Baleri, già ospite a Ursentina qualche anno fa, ha saputo tessere fili di memoria e affetto, in un momento di toccante emozione.
E che dire di Franco Morrone (co – host dell’evento fin dalla prima edizione) che ci ha invitato a un’immersione estiva con Un libro (o più) per l’estate…, preludio perfetto a un pomeriggio di riflessione e scoperta.

Ma è nelle sezioni dedicate a Altre Immersioni che la serata ha toccato corde ancora più intime
In questo spazio di pura espressione, tra le “righe” e i “disegni” che il tempo lascia su di noi, si sono distinte le voci di Valentina D’Andrea con i suoi Foglietti Volanti. Raccolti assieme in una piccola sala, essi hanno trascinato i visitatori in un mini viaggio intriso di leggiadria e fermezza, avvolgendo parole scritte in un’evoluzione volante, quasi alchemica, fatta di materiali naturali che ne addolciscono il significato senza mai snaturarne il contenuto.


E, in modo particolare, il contributo di Laura Fiaschi e Gabriele Pardi di Gumdesign che hanno raccontato il concept progetturale TRALERIGHE, ideato per Antonio Lupi.
Sottili linee tracciate generano una rete – sintetizzano i designer Gabriele Pardi e Laura Fiaschi – Un filtro alla frenesia del giorno per fermarsi e osservare oltre. Oltrepassare la superficie per immergersi negli aspetti invisibili del quotidiano. (da sito web)
La possenza del Made in Italy
È qui che la mia mente ha indugiato, cercando di cogliere l’eco delle opere dei due artisti viareggini il cui contributo ha risuonato forte nelle considerazioni iniziali.

Immagino i loro lavori come un inno anch’esso alla leggerezza, un invito a non soccombere al peso del tempo che scorre, ma a dargli forma, colore, significato. Forse con opere che, come fili invisibili, connettono ogni singola emozione.

Il loro tocco urban, sofisticato ma profondamente umano, aggiunge una sfumatura unica a questa esplorazione del senso del tempo. Catturano l’essenza di ciò che significa “leggere tra le righe”, che è non solo un’abilità ma un’arte di vivere. Trovare la poesia nel quotidiano, nel fugace.
La serata è proseguita con Antonella Venezia e Anna Fresa, di Fresa Venezia Design. Con La forma necessaria ci hanno ricordato quanto sia fondamentale dare una struttura, un contorno, alle nostre esperienze, siano esse fugaci o eterne.


Antonio Di Maro, architetto napoletano, ci ha trasportato nel Il Mio Mediterraneo, un viaggio tra radici e orizzonti, mentre Viviana Maggiolini, architetto e designer, ha esplorato il mondo dei Materials, suggerendo come anche la materia inerte possa essere intrisa di significato e narrazione.


Ursentina, al solstizio d’estate, in quarto di luna calante
Ursentina, al solstizio d’estate, in quarto di luna calante, curato con maestria da Giuseppe Cafaro e intessuta dal filo conduttore di Franco Morrone, con l’ausilio della moderazione di Giusy Salerno, si conferma un appuntamento irrinunciabile per l’anima. Un luogo dove l’arte incontra la vita, dove il design si fa filosofia, e dove il tempo, lungi dall’essere un nemico, diventa un complice silenzioso in un’eterna ricerca di bellezza e significato.
In una serata così ricca, si esce con la sensazione di aver non solo assistito a un evento, ma di aver preso parte a un’esperienza, un invito a continuare a leggere, a disegnare, a scrivere, a cercare un senso in ogni riga del nostro prezioso tempo. E di non abbandonarsi mai alla sua caducità.
